martedì 13 gennaio 2009

Perché io so di non sapere

Questo Natale, per caso, mi è capitato tra le mani il libro di Marco Travaglio "Per chi suona la banana" ed è stata una vera e propria illuminazione!
Il libro, sostanzialmente, parla dell'ultimo anno del governo Prodi e dei primi 6 mesi del governo Berlusconi, raccontando la sostanziale incapacità della sinistra, non solo di governare, ma anche di fare opposizione.
La cosa che trovo sorprendentemente bella è che Travaglio, tacciato erroneamente di essere di sinistra (lui stesso, invece, si definisce liberale e non di sinistra!), dimostra che un piccolo spiraglio di libertà di informazione (ma veramente piccolo!) è rimasto: il libro, infatti, è una raccolta di articoli pubblicati sull'Unità, nell'ultimo anno e mezzo, che sono quasi più critici con la sinistra che con la destra!
La sua è una riflessione, totalmente apartitica, sulla realtà dei fatti, analizzata andando a spulciare i testi delle leggi e delle sentenze. E' curioso che il libro si riferisca a fatti che io ho sempre conosciuto "attraverso il filtro dei mezzi di (dis)informazione" mentre mi preparavo a partire per il Michigan, mentre ero là, e mentre ero troppo impegnata a essere triste, quando ero tornata.
Il libro mi ha subito incuriosita, forse proprio perché potevo, finalmente, capire quello che era successo mentre io ero dall'altra parte del mondo, potevo capire perché mi sono ritrovata a votare il giorno dopo essere tornata dal Michigan.
Ho iniziato a divorare il libro con avidità, come se fosse un romanzo giallo (e in parte lo è); durante le vacanze di Natale non riuscivo a smettere di leggere, e chiudevo il libro, forzatamente, solo alle 3 del mattino.
Ma cosa c'è di così speciale?
Non solo quello che vi è scritto, e che nessuno ci ha detto in questo anno e mezzo appena passato, come il vero volto delle leggi "ad personam" e le loro conseguenze su noi poveri cittadini ignari, ma anche "come" il tutto è scritto.
Il tutto, infatti, è condito da uno stile di scrittura pungente, ironico, leggero, colto, come quello di un romanzo, appunto.
Quando leggi sorridi anche, poi, quando chiudi il libro, se ripensi a quello che hai letto pensi che sia uno scherzo; poi, quando ti rendi conto che lo scherzo non è quello che è scritto (perché quello, purtroppo, è successo veramente), ma quello che ti hanno detto le TV e i giornali, inizi a pensare che c'è qualcosa che non va, che stanno distraendo la nostra attenzione dal vero punto focale. Usando una metafora di Travaglio stesso, se getti una rana nell'acqua bollente questa salterà subito fuori, per evitare la morte, se metti la rana in acqua tiepida e scaldi l'acqua gradualmente, la rana sarà cotta senza che lei se ne accorga. Allora, vogliamo essere rane o saltare fuori finché siamo ancora in tempo?


PS: Per chi volesse saperne di più, segnalo il blog di Marco Travaglio, più due appuntamenti pugliesi con lo scrittore previsti per il prossimo 16 Gennaio a Crispiano alle 18.00 e a Brindisi alle 21.00

2 commenti:

ilmiospazionline ha detto...

Bhe si, devo ammetterlo. La sensazione che si prova leggendo certe cose è veramente spiacevole.

La classe politica contemporanea non si rendono affatto conto che le loro scelte di amministrazione della res publica (anche se quasi tutti loro la usano come se fosse di loro proprietà) avranno ripercussioni non solo nell'immediato ma anche, e di questo sembra non abbiano nesuna coscienza, sulle generazioni future.

La domanda che mi pongo spesso è "si d'accordo. ma io, dopo essermi indignato, cosa posso fare per cambiare lo staus quo?"
L'unico scenario che riesco ad immaginare vede me protagonista che, imbottito di tritolo, mi faccio esplodere in parlamento. Ma poi penso: "e che lo faccio a fare tnato in parlamento no ci va neanche nessuno!"

wanderlust ha detto...

Anche io mi sono posta il tuo stesso problema e stavo per scrivere un post, anzi no, dammi un po' di tempo che lo scrivo...