giovedì 9 aprile 2009

Passateparola

Ecco qualcosa che voglio condividere con voi. In realtà ce ne sarebbe molto più di una...ma scelgo questa: la Giustizia. Ho sempre pensato di avere un profondo ed innato senso di giustizia, ma invece, qualche mese fa, mi sono accorta che non è che ne avessi molto. Il fatto è che molte cose, che non sono "giuste", con il tempo lo diventano, per il semplice fatto che così "fan tutti" e ci sembrano normali, e giuste, anche quando non lo sono.
Potrei elencare una serie infinita di esempi, ma ne farò uno per tutti: il biglietto sull'autobus.
A bari il biglietto sul bus, per la maggioranza delle persone, è normale non farlo e fino a poco tempo fa mi sembrava anche giusto, semplicemente perchè nessuno lo fa e io non sono mica più scema degli altri. Eppure, quando sono stata ad Edimburgo, a Sidney, a Dublino, mi sembrava normale pagare per il servizio e giusto, anche perchè tutti lo facevano.
Poi ritornavo a Bari e ritornavo nel mio torpore. Tutto questo fino a quando ho iniziato a leggere il blog di Marco Travaglio, e ho iniziato ad indignarmi per l'assoluta mancanza di giustizia che caratterizza questa terra martoriata che è l'Italia, ma, molto di più, mi sono indignata per la totale indifferenza "degli altri", come se i fatti, pur gravi, denunciati da Travaglio, fossero normali e quindi non "denuciabili". Normale che un ministro (o peggio, il capo del governo) inquisito non si dimetta, normale, perchè in Italia è sempre stato normale. All'inizio ero indignata, poi l'indignazione ha lasciato il posto alla tristezza, al senso di impotenza, al pensiero che io non potevo, non potevo nulla di fronte alla montagna di ingiustizia che ci adombrava.
E poi mi sono appassionata al caso De Magistris, ho ricostruito quello che era successo mentre io ero felice e ignara in Michigan, e la tristezza mi ha assalito maggiormente.
Non solo per l'ingiustizia che continuava a perpetuarsi, ma anche perchè pensavo a quest'uomo, a come doveva sentirsi, condannato ingiustamente dai media e dai suoi stessi colleghi, a quanto doveva essere depresso, se io lo ero per il solo fatto di conoscere la sua storia.
E poi, per caso, ho letto una sua intervista, ed è stato come un lampo che inaspettatamente illumina la notte, diceva che aveva fatto il concorso in magistratura negli stessi mesi in cui si compivano le stragi di mafia, mentre Falcone e Borsellino venivano barbaramente uccisi e che era entrato in magistratura con il desiderio di percorrere i loro stessi passi.
E non sembrava per niente un uomo sconfitto o depresso, per niente piegato, e ho pensato che forse niente può piegarci se rimaniamo fedeli a noi stessi e ai più alti ideali, se combattiamo per una causa giusta, se ci anima e ci trasporta il senso di giustizia.
Ed è così che è rinato in me il senso di giustizia, che finalmente ho capito che se De Magistris era lì, ancora a testa alta, con la voglia di non arrendersi, io non potevo arrendermi.
E ho anche capito cosa potevo fare per iniziare a cambiare incrementalmente le cose, che non era ncessario fare grandi gesti, che, per prima cosa, bisognava che il senso di giustizia ritornasse ad avere un suo posto, perchè tutti i mali derivano da quello, dal fatto che non ci "scandalizziamo" più e tutto ci sembra normale.
E allora ho iniziato a timbrare il biglietto sull'autobus, chi mi vede resta sorpreso, altri girano la testa per non vedere, altri lo timbrano con me. Quando ad essere gli unici saranno quelli che non timbrano, e non quelli che timbrano il biglietto, qualcosa sarà cambiato e non solo su quell'autobus.
Riportate questo semplice esempio ai mille contesti della società dove le cose non funzionano perchè "noi", per primi, non le facciamo funzionare.
E allora basta lamentarsi, se vogliamo cambiare dobbiamo passare dalle parole all'azione.
"Le parole muovono, ma l'esempio trascina". Passateparola. :)

2 commenti:

Markus Stocker ha detto...

Riguardo ai biglietti sull'autobus, ti racconto una storia. Durante i miei primi mesi all'università a Zurigo, i CHF 50 / mese mi sembravano sempre tanti per il mio borsellino. Allora ogni tanto facevo il furbo e quando scadeva il mensile non lo rinnovavo per un po'. Ogni tanto mi prendevo una multa, che allora era pure CHF 50. Un bel mattino, mentre vado all'università, leggo sul giornale "44 mila persone viaggiano ogni giorno senza biglietto valido sulla rete dei trasporti pubblici di Zurigo." Ero rimasto scioccato dalla cifra e colpevole, dopotutto ogni tanto ero anche io uno di loro. L'articolo continuava sulla pagina 3 del giornale, e li ho visto una mia foto mentre pagavo la mia ultima multa. Da quel giorno avevo l'abbonamento annuale e l'avevo sempre rinnovato. Non solo avevo capito che è ingiusto, ma che l'ottimo servizio vale ogni centesimo del mio abbonamento.

wanderlust ha detto...

La tua storia è davvero incredibile!
Quando dici il caso! :)