giovedì 20 febbraio 2014

Acqua sotto i ponti

E’ un po’ di tempo che non scrivo sul blog, da allora, come si suol dire, ne è passata di acqua sotto i ponti. E’ passato quasi un anno e se leggo il mio ultimo post mi sembra di non aver fatto molta strada anche se molto di ciò che è intorno a me è cambiato, io, invece, non sono cambiata, mi sembra di essere ancora quella bandieruola attaccata al palo che, in balia dei venti, non ne segue nessuno.
Però diciamo che qualcosa di sostanziale è successo, ho vinto il famoso Concorsone, il concorso a cattedra 2012!!! Non è stato facile, mi ha richiesto enormi sacrifici, studio nelle ore notturne e nei weekend, mi sembrava di impazzire, non avevo più un minuto libero (nemmeno per il blog come si è visto!), appena tornata a casa da lavoro mi mettevo subito a studiare, la mattina in macchina studiavo (quando non guidavo io naturalmente :), la sera in macchina studiavo, tutte le feste comandate studiavo, studiavo, studiavo e andavo avanti. Con tenacia e determinazione ho passato prima lo scritto, poi la prova pratica e infine mi sono superata in un orale in cui ho preso il massimo dei voti. In quel momento mi sono sentita invincibile, uno di quei pochi momenti della vita in cui senti che niente può farti male perché tu sei più forte di tutto, perché hai appena scalato la montagna, sei sulla vetta del K2, sei sul gradino più alto del podio, hai la coppa tra le mani.

E finalmente un po’ di meritato riposo ad Agosto. E poi il tempo è ripreso a scorrere velocemente, in una settimana, l’ultima di Agosto, la mia vita è cambiata. Mercoledì convocazione per Venerdì per andare a scegliere la sede, Lunedì ero già a scuola per il mio primo collegio dei docenti.  Poi non so cosa sia successo, dove siano finiti tutti i miei sogni e tutte le mie belle speranze, ma si sono perse di colpo quando mi sono scontrata con la realtà. La realtà della Scuola che non è esattamente il posto poetico che mi ero immaginata, un lavoro che è così diverso dalle mie aspettative e da ciò per cui pensavo di aver lottato per un anno intero. Di colpo mi sono ritrovata a essere in un posto invidiato da tutti, e ho iniziato a chiedermi come e perché ci ero finita. Lo so che molti vorrebbero essere al posto mio e so anche che a molti daranno fastidio queste mie affermazioni e che molti mi accuseranno di non apprezzare quello che ho adesso. Mi rendo conto che ci sono insegnanti nella mia scuola che hanno 44 anni, 10 più di me, e non sono ancora di ruolo e non sanno se lo saranno mai. Insegnanti con anni di precariato alle spalle che darebbero di tutto per essere al posto mio e non capiranno il mio discorso, ma vi rimando a un prossimo post in cui vi parlerò di quello che significa per me essere insegnanti.
Alla fine credevo che avrei trovato un porto sicuro nella scuola, un nuovo inizio, un porto dove finalmente riposare le mie stanche membra e infine eccomi qua, nuovamente a chiedermi se sono nel posto giusto.
Sto cercando di capire dove ho sbagliato e quale sia la soluzione:
A – nessun posto può essere per me il posto giusto, mi sentirò sempre nel posto sbagliato
B - non sono ancora nel posto giusto perché sbaglio il criterio con cui faccio le mie scelte, dovrei seguire un po’ più l’istinto e meno la razionalità
C- il posto giusto non esiste

Avanti, le votazioni sono aperte! Aperti i commenti, per questa domanda che sembra tanto somigliare alla domanda sulla vita, l’universo e tutto quanto, ma la risposta, badate bene, non può essere 42! O forse lo sbaglio sta proprio nel voler cercare a tutti i costi una risposta, una strada, un senso, un significato. Forse bisognerebbe convincersi che non è dove si arriva, ma come si arriva, come si vive ogni giorno, giorno dopo giorno. Difficile, io ci sto lavorando, faticosamente ogni giorno e non lo so se ci riesco e non lo so se tra un anno mi ritrovo a riscrivere lo stesso post, di nuovo banderuola, di nuovo in balia del vento.

4 commenti:

Angelo ha detto...

Io opterei per B.

Non so se hai mai visto quel diagramma sulla "felicità" o comunque sulla soddisfazione, in cui sull'asse delle ascisse c'è la percezione delle proprie capacità e sull'asse delle ordinate la percezione della difficoltà del compito che devi svolgere.

Una persona che ha un'alta percezione delle proprie capacità messa a svolgere un compito facile sarà annoiata, una che non si ritiene abbastanza capace rispetto a quel compito messa su un'attività che ritiene troppo difficile per sè sarà perennemente in ansia.

La persona soddisfatta è quella che è che ha un lavoro che sente difficile ma che ritiene di essere in grado di compiere.

Forse te l'ho già detto, ma quando Caterina lavorava in banca sentiva la testa navigare nel vuoto e nella noia e le sembrava di impazzire. Eppure quello è un posto che tutti invidiano. Ora che insegna (anche se ancora saltuariamente) è felicissima e, sicuramente, l'insegnamento è sicuramente una delle cose più adatta a lei (a me spaventerebbe un sacco avere a che fare con una classe di bambini...).

Per quel che riguarda te, io vedo due possibilità: potrebbe esserci un lavoro più adatto a te (quando eri ricercatrice eri più felice. vero?). Potrebbe essere, però, anche che tu debba solo aumentare la tua percezione delle capacità che hai come insegnante.
Una cosa che ho capito seguendo il percorso di studi che Caterina ha intrapreso dopo aver lasciato la banca è che per insegnare non basta per nulla conoscere la materia. La didattica, la pedagogia, la psicologia sono elementi fondamentali che vanno studiati a fondo e fatti propri e solo allora si saprà davvero come cavare il sangue da quelle rape che sembrano le teste dei ragazzi a noi "imprepareati" sul "come" insegnare.
La capacità di Caterina non è completamente innata (ricordo quanto fosse "imbranta" con i bambini) ma è stata acquisita con lo studio approfindito di quelle materie e la sperimentazione di quanto studiato sui bambini e innestata sulla sua bravura a comunicare e a parlare.

Ciao e buon discernimento :)

wanderlust ha detto...

Ciao Angelo,
come al solito i tuoi commenti sono sempre azzeccati e utili per una bandiera al vento come me! :)
Bello il suggerimento sul diagramma sulla felicità, credo che sia più o meno vero in effetti. Sono d'accordo sul fatto che essere preparati sia solo condizione necessaria, ma assolutamente non sufficiente e che agli insegnanti dovrebbero anche insegnare le strategie didattiche (io personalmente me le sto studiando ora per conto mio). Purtroppo, per noi che veniamo da facoltà scientifiche è un mondo nuovo al quale non siamo abituati. Quindi, premesso questo, il punto è che, alla fine, non so se posso dire di avere la vocazione per fare l'insegnante, perchè come tutte le "helping profession" ritengo sia necessario avere una vera e propria vocazione, che date le condizioni della scuola italiana, spesso si trasforma in vocazione al martirio! :) Scherzi a parte, scriverò un post solo per questo un giorno, quindi molte delle risposte le leggerai lì tra un po', per cui non mi dilungo ulteriormente, ma grazie per il tuo commento, poi, sicuramente continueremo a discuterne, vedrai! ;)

wanderlust ha detto...

PS: Angelo, dimenticavo, grazie per il suggerimento dell'opzione B, alla fine mi sembra la più ottimistica! :)

Angelo ha detto...

Prego :)