domenica 27 settembre 2009

The Truman Show

Quante volte vi è capitato di non capire come possa Berlusconi prendere tanti voti alle elezioni se quando parlate con i vostri amici, colleghi e conoscenti tutti sono concordi nel definirlo il più imbarazzante presidente del consiglio degli ultimi 150 anni?
Quante volte avete pensato che, per forza, qualcuno doveva pur mentire, e che, alla fine, proprio per imbarazzo, nessuno ammette di votarlo?
Ebbene in questi mesi io ho conosciuto il "lato oscuro della forza", ovvero una persona che rappresenta quella parte di Italia che non solo lo vota, ma ne è contenta (per nulla imbarazzata) e parla esattamente come lui.
In questo mio periodo trentino sono ospite di mio zio, anche lui "immigrato" (e lo sottolineo, perchè è fondamentale) in queste lande quasi 30 anni or sono. Una sera, mentre cenavamo ho fatto il solito commento sulla solita "ultima uscita" del nostro brillante premier, che ci fa vergognare di essere italiani.
E lì ho scoperto l'amara realtà, mio zio non solo aveva votato Berlusconi, ma anche lo sosteneva con veemenza ed era prostrato (ma davvero) di avere una nipote che era stata traviata dalla sinistra, che purtroppo nell'università la fa da padrone, e manipola le menti (!!!).
Io non potevo credere alle mie orecchie, poi giorno dopo giorno ho scoperto che la realtà era anche più dura di come si era prefissata quella prima sera, mio zio non solo è di destra, vota lega (!!!) ed è contro gli immigrati, che, secondo lui, dovrebbero essere tutti rimandati a casa senza distinzione, ma è un cultore di Berlusconi!
Mio zio legge Libero e il Giornale, guarda il tg4 di Emilio Fede e parla esattamente come parlano loro, non si rende conto che ripete esattamente le stesse parole che Feltri scrive sul Giornale!
Un giorno, infatti, scoprendo che leggevo il libro di Travaglio, ha inveito dicendo che non devo leggere certa spazzatura, che è opera dei "mistificatori della realtà!"
E si, perchè lui è convinto che la sinistra (ho cercato inutilmente di spiegargli che Travaglio non è di sinistra) non faccia altro che alterare la realtà, è convinto che le registrazioni sono inventate (!!!) e le immagini di Berlusconi che parla al Parlamento Europeo (che vergogna!) sono video-montaggi, immagini falsificate ad arte dalla sinistra. Che tutto il mondo ci ride dietro, non perchè Berlusconi è semplicemente impresentabile, ma perchè "tutti" i giornali di "tutto" il mondo sono deviati dalla sinistra, che li influenza.
Io ogni volta che dice queste cose rimango a bocca aperta e, dopo una prima fase in cui cerco di ribattere, mi ammutolisco: come puoi dire che registrazioni e video non sono reali???
E' un muro di gomma, tutto quello che dico mi rimbalza contro, non c'è modo non di fargli cambiare idea, ma anche solo di mettere in discussione qualcosa.
Ora io sono convinta che mio zio non è l'unico a pensarla così, e la cosa mi spaventa, perchè questo significa che forse è già troppo tardi per iniziare una battaglia per la libertà di stampa, perchè quello che manca è la capacità di avere una idea, che non sia una ripetizione di parole sentite in TV. Quando ho studiato il fascismo a scuola non riuscivo a capire come le persone che avevano vissuto in quel periodo avessero potuto permettere che accadesse una cosa del genere, come non si erano accorti e come avevano potuto non ribellarsi alla mancanza di quelle libertà fondamentali...ora ho capito, semplicemente non si erano accorti che mancava qualcosa, pensavano di avere il migliore presidente del consiglio degli ultimi 150 anni....

domenica 9 agosto 2009

La carica dei 101

Oggi che questo cielo grigio grigio, e carico di pioggia, mi ha impedito di andare al mare, ho deciso di dedicare un po' di tempo al mio ed ad altri blog, scoprendo, per caso, che l'ultimo post pubblicato è il mio centesimo post!
Mi sono un po' sorpresa (ho scritto così tanto??) e un po' mi sono emozionata (un po' come ci si emoziona davanti ai traguardi dei propri figli: il primo giro in bici, il primo giorno di scuola, il primo dente che cade...). Una tappa importante, mi sono detta, bisogna che non passi inosservata.
Credo fermamente nell'importanza del celebrare, anche piccoli passi come questi, perchè sono tali piccoli passi che poi fanno i grandi cambiamenti della nostra vita. Quando ho iniziato a scrivere questo blog dall'altra parte dell'oceano, a vancouver (actually, affacciata su un altro oceano :), seduta sulla verandina di un accogliente b&b (Vancouver, BC, Canada), mai avrei immaginato che questo blog sarebbe arrivato così lontano, un po' ci speravo, ma avevo anche paura che il mio scrivere fosse semplicemente uno slancio di entusiasmo che, come spesso accade, si sarebbe spento nel giro di pochi mesi, e invece, sono due anni. Due anni che scrivo del bello e brutto della mia vita, per me, per chi so che sempre mi legge, per chi capita qui per caso, per chi ci resta e per chi va via dopo solo un post. Non si può piacere a tutti.
Questo è il post n.101, let's celebrate!, qui nel mio/nostro piccolo, sul davanzale di questa finestra, affacciata sul mondo.

venerdì 31 luglio 2009

Come perdere ai supplementari la finale dei mondiali ed essere contenti lo stesso...

"We are the champions - my friends - and we'll keep on fighting - till the end " cantano i queen e io avrei voglia di cantare a squarciagola in questo momento e invece scrivo, perchè so che questa notte non dormirò, perchè è troppa l'adrenalina in circolo, troppa la felicità che scorre come un fiume in piena...la più grande soddisfazione professionale della mia vita, e mentre lo scrivo ancora non me ne rendo conto, non mi rendo conto di quello che è successo e stento a crederci. Tutto è iniziato sei mesi fa, quando ho convinto un gruppo di studenti a partecipare ad una competition organizzata da Google, un po' per gioco, un po' per amore...della sfida. Li ho subito messi in guardia, puntiamo a vincere, ma non facciamoci troppe illusioni, ci sono i giganti americani, le università da 50000 dollari a semestre, inutile competere, ma ci proviamo, dissi, magari ci divertiamo, magari impariamo qualcosa. Ed è iniziato tutto per gioco, con gli incontri in cui cercavo di motivarli, abbiamo aperto un forum, siamo andati insieme a prendere una birra e sempre parlavamo di una e una sola cosa: la competition, le migliori strategie, come vincere, come battere il gigante, the BigG. Poi io sono partita per Trento, ma non abbiamo smesso di provarci, parlavamo via skype, io spendevo le mie notti a correggere le loro relazioni e a dare consigli, loro si sentivamo un po' abbandonati ma non mollavano e io, da lontano, cercavo di essergli vicino. E poi è arrivato luglio, competition finita, e non c'era nient'altro da fare se non aspettare, aspettare i risultati. Poi stasera, eccoli!, li guardo, li guardo ancora, li sto ancora guardando e non ci credo, non credo ai miei occhi, e quasi tremo e sono commossa, ma non riesco a piangere, lì su quella pagina c'è il mio nome. Non abbiamo vinto, no, ma abbiamo una menzione di onore, siamo ottavi su 2137 team che hanno partecipato da tutto il mondo. Il mio nome è su quella pagina, il nome della mia università, troppo spesso bistrattata, troppo spesso sconosciuta ai più, ora è lì e ha qualcosa da dire, qualcosa di positivo, e resterà lì per un po' e molti lo vedranno, insieme ai nomi delle università americane, insieme ai giganti che abbiamo battuto e lasciato indietro, là, sul tetto del mondo, oggi ci siamo noi. Ed ero già orgogliosa dei miei studenti, già prima di questo, per quanto si erano impegnati e non mi aspettavo nulla di più, già quello mi bastava, mi bastava aver rispettato quella massima greca che dice: lo studente non è un vaso da riempire, ma un legno da accendere. E la competition ci aveva accesi tutti e tanto bastava, avevo rispettato il mio dovere di insegnante.
Ora, ora sono commossa, e questo mi sembra la giusta ricompensa, la più bella ricompensa di tutto lo sforzo che mi costa e che spesso sembra inutile.
Sono questi i momenti per cui vale la pena di vivere? Beh, decisamente si, e anche perchè qui, come al solito, non si tratta solo di lavoro, si tratta di persone che hanno dedicato le loro ore, il loro sonno perduto ad una cosa in cui credevano, tutti, senza esclusione e quindi tutti meriterebbero che il loro nome fosse lì su quella pagina, purtroppo c'è solo il mio, anche se so che il mio non rappresenta me, ma la mia squadra, la fatica di tutti e mai come in questo momento capisco cosa provano gli allenatori, cosa ha provato Guardiola quando ha vinto la Champions League e guardava incantato lo stadio e, mentre i suoi festeggiavano, lui non poteva credere, non poteva credere a quello che vedevano i suoi occhi...come io ancora non ci credo.

mercoledì 15 luglio 2009

Racconti da emigrante: La sciura

L'altro giorno parlavo con flo e lui ogni due parole intervallava il suo discorso dicendo: "ma è proprio una sciura", "sembra proprio una sciura", al che io dopo 15 minuti di sconcerto, in cui avevo finto di capire, chiedendomi se dovevo ridere o meno, se fosse cioè un soprannome ridicolo o altro, mi sono decisa a chiedere: "scusa flo, ma che cos'è la sciura?". E lui mi ha guardato un po' incredulo e poi ha detto: "la signora" in milanese, sorpreso che non conoscessi il termine.
Mi sono sentita molto emigrante, un po' come quando non sapevo cosa fosse la "cadrega", ricordate il film di aldo giovanni e giacomo? :)

Quando le parole non bastano (2)

Ammetto, il post dell'altro giorno nascondeva istinti maniaco-depressivi, ma quando si è soli la testa inizia a girare veloce e come dice qualcuno è come un computer che si surriscalda e poi...schermata blu!
Per questo scrivo, perchè quando ho una grande tristezza dentro, un grande peso sul cuore, l'unico modo che trovo, l'unico modo che conosco, sin da quando ero bambina, per alleviarlo è scrivere.
Perchè scrivendo riverso la tristezza nelle parole, e quelle parole ne risultano poi intrise, ma il mio animo, poi, non lo è più, e torna a sentirsi leggero.
Il sentirsi soli e malinconici a volte piega e spesso la mia unica difesa è scrivere, andare a scrutare il proprio animo, scrostarlo dalla tristezza, ripulirlo, pazientemente, con ogni parola; come se ogni parola scritta sulla carta potesse medicare quelle ferite aperte, e liberare quei nodi non sciolti, ridandoti le ali.
Per me scrivere è questo e molto più di questo, è comporre la mia immagine nella pagina che ho di fronte, che come uno specchio riflette me stessa servendosi delle parole.
Parole, parole, parole, che a volte non servono, ma che a volte, facendosi carico di tutta la mia tristezza, mi aiutano a volare ancora.

venerdì 10 luglio 2009

Quando le parole non bastano

Parole, parole, parole, scritte in un email o digitate freneticamente in una finestra di chat, manifestate platealmente su facebook o semplicemente sussurrate attraverso il caro vecchio phone o sparate in cuffia dall'mp3.
Sono queste le parole che ho trovato in questo giorno, che è uno di quei giorni in cui vorresti semplicemente andare a prendere una birra con un amico e raccontargli come stai.
Ma i miei amici sono sparsi per il mondo, tutti su facebook e nessuno qui, e oggi le parole proprio non mi bastano, non possono bastare, e le parole di una canzone servono solo a far sentire più forte la malinconia, a farla bruciare.
Oggi ho il cuore scoperto e vulnerabile, aperto al mondo e indifeso.
A volte mi capita e non mi dispiace, anche se fa male, come una ferita scoperta.
E' solo che, a volte, avresti bisogno di toccare le dita di una mano, di stringere mani nella tua, o di guardare negli occhi qualcuno che sai può leggere nei tuoi, di abbracciare e sentire il calore, di sentirsi abbracciati.
A volte le parole non possono bastare e non bastano, e non possono sostituire quella birra insieme, bevuta all'aria aperta mentre il sole tramonta, raccontandosi come va. Osservando le persone passare e la vita andare.
Ci sono gesti che nessuna parola può sostituire, di cui si ha bisogno in certe sere come questa, quando le parole, da sole, non bastano, anzi, non servono.

giovedì 18 giugno 2009

Tornare a casa

Per il ponte del due giugno sono "scesa" a bari. Nella mia ingenuità  di viaggiatrice non esperta ho tardato a prenotare il biglietto del treno, per cui, poichè gli eurostar erano tutti presi, ho dovuto ripiegare sull'inter-city. Dieci ore di viaggio per attraversare tutta la penisola. Ero alla stazione di Trento, e con una certa euforia (inspiegabile?) aspettavo il treno sulla banchina, iniziando il mio studio sociologico dei viaggiatori e delle loro valigie, quando due signore, che andavano a Rovereto, iniziano a discettare: "Ma questo treno va giù fino a Lecce?" e l'altra: "Eh si, c'è gente che lo prende persino da qui e arriva fino in Puglia!". Ho sorriso, poi ho guardato il tabellone, e letto incredula il numero di fermate che sembrava non finire mai: rovereto, verona, mantova, carpi, modena, bologna, forlì, cesena, rimini, riccione, pesaro, senigallia, ancona, civitanova marche, san benedetto del tronto, pescara, vasto, termoli, san severo, foggia, barletta, trani, bisceglie, molfetta, bari (finally!).
Mi sono sentita molto "emigrante", come nella canzone dei sud sound system, e mi sono tornate alla mente immagini di valigie di cartone.
Eppure ero felice, felice di tornare a casa con tante cose da raccontare, perchè sarei andata al matrimonio della mia amica, perchè il mare avrebbe accompagnato dal finestrino il mio viaggio, perchè il paesaggio sarebbe cambiato sotto i miei occhi, man mano che le città  venivano superate. Il viaggio lungo l'adriatica mi sembra sempre così poetico, con questo treno che in certi punti fa il pelo alla spiaggia, che sembra quasi toccarla, quasi tuffarsi in quell'acqua.
E ho pensato a quante volte "ero tornata a casa" e quante altre lo avrei fatto, e alla mia voglia di esplorare il mondo. Pensavo alla mia curiosità che mi ha fatto "conoscere tanto e tanti", a quanto avevo ricevuto, ma anche a quanto questo "tanto" costa, in termini di posti e di persone da lasciare, per sempre a volte. E così scrivo questo post, proprio oggi che ho scoperto per caso (grazie a facebook, eh si, sono capitolata!) che Nia, una mia rommate in Michigan, si è sposata! Proprio oggi che una mia amica spagnola, che non vedo da cinque anni, mi ha contattato perchè viene a fare un colloquio a Treviso e finalmente ci rivedremo. Proprio oggi, che mentre scrivo questo post, ho ricevuto una telefonata da una mia cara amica, che non vedevo e sentivo da tempo, anche lei lontana come tanti nella mia vita, ma presente nel mio cuore, sempre. Mi chiama perchè era al concerto di Guccini, e mi fa sentire Eskimo...un'emozione grandissima, e non solo perchè sentivo la voce di Guccini, ma anche per chi era dall'altra parte del telefono...e questo ripaga un po' quel prezzo da pagare, che a volta sembra davvero troppo alto.