Durante le vacanze di Natale, trovandomi in quella splendida cittadina che è Matera, sono andata a vedere "Arrivano i Mostri" un film di produzione "locale", cioè ambientato a Matera, con attori materani, più un factotum: Antonio Andrisani, scrittore e anche interprete di tutti gli episodi del film, perchè di film ad episodi si tratta. Sarei esagerata a definirlo un capolavoro, ma di certo è un film ben fatto e ti aiuta a passare una serata spensierata; non a caso è stato definito il "cine-panettone" materano, ma secondo me è una definizione che non rende giustizia al film, perché il film fa dell'ironia molto intelligente su delle degenerazioni della nostra vita quotidiana. Per esempio sull'uso spasmodico del cellulare, Internet e "se non sei su Google non sei nessuno", la "capacondominio" che prende questa sua funzione un po' troppo sul serio e ne fa una "ragione di vita", il manager delle brutte, che affitta ragazze racchie a quelle che lo sono un po' meno per far si che "risplendano" al confronto, le famiglie che partecipano al famoso gioco dei pacchi e poi ci rimettono qualcosa più di un pacco.
Ma non voglio raccontare oltre per non rovinarvi la sorpresa, nel caso aveste modo di vederlo, anche perché quasi tutti gli episodi si basano sulla sorpresa finale, che svela il senso della mini-storia e ti strappa una risata intelligente, ma anche una riflessione. Alla fine dello spettacolo sono anche andata a fare i complimenti ad Antonio Andrisani, che aveva assistito alla proiezione. Ho avuto un po' di difficoltà a riconoscerlo, visto che nel film esercita egregiamente l'abilità del trasformismo.
E' un bravo attore e un ottimo sceneggiatore e gli auguro di avere successo, perché sembra meritarlo. A voi, invece, auguro di andare a vedere il film, e, se non siete di Matera, di recuperarlo in DVD, ne vale la pena.
Se volete saperne di più potete chiedere al vostro amico Google, o, se siete troppo pigri, cliccare direttamente sui seguenti link:
Arrivano i mostri su Sassilive
Arrivano i mostri - Diario del film
lunedì 12 gennaio 2009
sabato 10 gennaio 2009
Cattivi propositi... >:-|
Mi perdonerete, spero, se dopo due post pieni zeppi di buoni propositi ne arriva uno che potrebbe nasconderne di cattivi! ;) Da qualche mese ho cambiato casa e le mie compagne di casa italiane non sono, purtroppo o per fortuna, fonte di ispirazione come lo erano i miei flatmate americani.
Tuttavia, in questa nuova casa, è subito emerso un "tricky problem": i piccioni. Cercherò di essere politically correct per non scatenare le proteste degli animalisti che seguono il mio blog, ma che siano "un po' fastidiosi" non si può negarlo.
Il problema non sono loro in quanto tali, ma gli escrementi che lasciano come ricordo sul mio balcone.
Il mio non è solo un problema di natura estetica, ma anche di natura "sanitaria", ho scoperto, infatti, che i piccioni sono portatori di circa 60 malattie diverse e alcune di queste addirittura mortali per l'uomo!
Ora la fonte di questa mia news non è proprio autorevolissima, un altro blog online, quindi non ci metterei la mano sul fuoco, ma, nel dubbio, mi ha convinto ad affrontare il problema.
Il problema si è da subito rivelato di non facile soluzione, all'inizio, infatti, mi sono limitata a tempestare il mio balcone di striscette nere e della solita girandola colorata, ma il giorno stesso ho potuto constatare che i piccioni continuavano a svolazzare indisturbati sul mio balcone.
Allora, ho provato con la naftalina (l'odore dovrebbe allontanarli), risultato: loro si posavano proprio vicino alla vaschetta piena di palline di naftalina, quasi a volermi comunicare che questi "trucchetti" con loro non funzionano.
Ho provato a cacciarli sventolando le braccia appena si posavano sul mio balcone, niente, rimanevano lì.
Allora ho provato a fare finta di lanciare le palline...niente.
Alla fine (perdonatemi!!!) una gliel'ho lanciata davvero e solo allora sono scappati!
Tutti questi rimedi sono più o meno soluzioni improvvisate, ma se provate a farvi un giro su internet scoprirete che la gente ha inventato di tutto pur di liberarsene, dai falchi finti con ali sventolanti, agli altoparlanti che trasmettono i versi del falco (a quanto pare l'unico animale che temono, più dell'uomo!).
Ci sono frotte di persone con lo stesso enorme problema, i piccioni appunto, e come gli alcolisti anonimi o i frequentatori del circolo tennis (gli esempi sono puramente casuali, non me ne vogliano gli alcolisti per averli paragonati agli altri) si danno appuntamento su internet, scambiandosi consigli, strategie, esperienze riuscite ed esperienze con esito infausto, e si consolano e si fanno forza, incredibile...ho scoperto un mondo: i vessati dai piccioni!
Non esiste una soluzione universale, e ognuno ha la sua teoria e la sua pratica.
Io spero solo che non diventino come i gabbiani che ho visto durante il mio ultimo viaggio in Australia, a Sydney, veri assalitori di ignari turisti che "osavano" desiderare di mangiare in tranquillità un burger&chips sul lungooceano (credo non si possa parlare in questo caso di lungomare!:): ti volavano sul tavolo depredandoti del cibo!
Ed in un momento è morto in me il mito del "gabbiano Jonathan Livingston", ucciso da un gabbiano che mangiava burger&chips...
Tuttavia, in questa nuova casa, è subito emerso un "tricky problem": i piccioni. Cercherò di essere politically correct per non scatenare le proteste degli animalisti che seguono il mio blog, ma che siano "un po' fastidiosi" non si può negarlo.
Il problema non sono loro in quanto tali, ma gli escrementi che lasciano come ricordo sul mio balcone.
Il mio non è solo un problema di natura estetica, ma anche di natura "sanitaria", ho scoperto, infatti, che i piccioni sono portatori di circa 60 malattie diverse e alcune di queste addirittura mortali per l'uomo!
Ora la fonte di questa mia news non è proprio autorevolissima, un altro blog online, quindi non ci metterei la mano sul fuoco, ma, nel dubbio, mi ha convinto ad affrontare il problema.
Il problema si è da subito rivelato di non facile soluzione, all'inizio, infatti, mi sono limitata a tempestare il mio balcone di striscette nere e della solita girandola colorata, ma il giorno stesso ho potuto constatare che i piccioni continuavano a svolazzare indisturbati sul mio balcone.
Allora, ho provato con la naftalina (l'odore dovrebbe allontanarli), risultato: loro si posavano proprio vicino alla vaschetta piena di palline di naftalina, quasi a volermi comunicare che questi "trucchetti" con loro non funzionano.
Ho provato a cacciarli sventolando le braccia appena si posavano sul mio balcone, niente, rimanevano lì.
Allora ho provato a fare finta di lanciare le palline...niente.
Alla fine (perdonatemi!!!) una gliel'ho lanciata davvero e solo allora sono scappati!
Tutti questi rimedi sono più o meno soluzioni improvvisate, ma se provate a farvi un giro su internet scoprirete che la gente ha inventato di tutto pur di liberarsene, dai falchi finti con ali sventolanti, agli altoparlanti che trasmettono i versi del falco (a quanto pare l'unico animale che temono, più dell'uomo!).
Ci sono frotte di persone con lo stesso enorme problema, i piccioni appunto, e come gli alcolisti anonimi o i frequentatori del circolo tennis (gli esempi sono puramente casuali, non me ne vogliano gli alcolisti per averli paragonati agli altri) si danno appuntamento su internet, scambiandosi consigli, strategie, esperienze riuscite ed esperienze con esito infausto, e si consolano e si fanno forza, incredibile...ho scoperto un mondo: i vessati dai piccioni!
Non esiste una soluzione universale, e ognuno ha la sua teoria e la sua pratica.
Io spero solo che non diventino come i gabbiani che ho visto durante il mio ultimo viaggio in Australia, a Sydney, veri assalitori di ignari turisti che "osavano" desiderare di mangiare in tranquillità un burger&chips sul lungooceano (credo non si possa parlare in questo caso di lungomare!:): ti volavano sul tavolo depredandoti del cibo!
Ed in un momento è morto in me il mito del "gabbiano Jonathan Livingston", ucciso da un gabbiano che mangiava burger&chips...
domenica 4 gennaio 2009
Dalle parole ai fatti!
No, state tranquilli, non voglio fondare un nuovo partito, nè scendere in campo, è solo che voglio mettere su carta, o in questo caso sarebbe meglio dire nero su bianco, i miei buoni propositi per l'anno 2009.
Ecco qui un'elenco delle cose più importanti, o meglio, delle prime cose che mi sono venute in mente:
1-aggiornare più di frequente il blog (cercando di capire perchè tanti lo leggono, ma pochi postano commenti :)
2- Imparare lo spagnolo...o perlomeno cominciare ad impararlo (quando sono andata in messico mi sembrava facile, mi sembrava di aver già imparato qualcosa)
3- Leggere più libri (non sono mai abbastanza)
4- Giocare a calcio con assiduità (non sono ammesse le scuse tipo: stasera sono stanca, non mi va, fa freddo e piove pure) allo scopo di poter partecipare, alla mia veneranda età, finalmente ad un torneo ufficiale, per la serie non è mai troppo tardi.
5- Capire cosa voglio fare da grande (L'impresa più ardua)
Ecco qui un'elenco delle cose più importanti, o meglio, delle prime cose che mi sono venute in mente:
1-aggiornare più di frequente il blog (cercando di capire perchè tanti lo leggono, ma pochi postano commenti :)
2- Imparare lo spagnolo...o perlomeno cominciare ad impararlo (quando sono andata in messico mi sembrava facile, mi sembrava di aver già imparato qualcosa)
3- Leggere più libri (non sono mai abbastanza)
4- Giocare a calcio con assiduità (non sono ammesse le scuse tipo: stasera sono stanca, non mi va, fa freddo e piove pure) allo scopo di poter partecipare, alla mia veneranda età, finalmente ad un torneo ufficiale, per la serie non è mai troppo tardi.
5- Capire cosa voglio fare da grande (L'impresa più ardua)
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mercoledì 31 dicembre 2008
Buoni propositi, vecchi propositi, nuovi propositi
E' l'ultimo dell'anno, tempo di buoni propositi. Ormai lontani i tempi di "prometto di essere un bambino buono quest'anno", cosa promettiamo? E poi, promettiamo ancora?
Forse più che promettere speriamo, speriamo in un anno migliore, migliore di quello passato, ma quest'anno ci hanno tolto anche questo: la speranza.
Eh si, sembra che quest'anno non ci sia spazio per la speranza, nel 2009 ci investirà la crisi (ma non ci aveva già investiti?), e bisognerà sperare che passi, che passi la nottata, una nottata lunga un anno!
E allora se non abbiamo neanche la speranza, perchè la recessione sembra inevitabile, come la panna che si scioglie nel cioccolato caldo, aggrappiamoci ai cari, vecchi e nuovi, buoni propositi. Realizzarli ci farà sentire forti, mancarli ci farà sentire uomini bisognosi dell'aiuto altrui e ci ricorderà che in questa corsa non siamo soli, e se esistono le avversità, esistono anche i nostri compagni ai box, che tifano per noi, e sono sempre pronti a farci un carico di benzina e a cambiare le gomme più veloci della luce.
Ci aiuterà a pensare che è meglio investire nei rapporti umani, che in banca, perchè se anche gli amici si perdono, come i soldi, i ricordi restano, e sono vita.
Forse avere meno soldi da spendere ci farà tornare alle radici vere, e se non andremo al cinema o al ristorante, per risparmiare, riscopriremo il piacere di dedicarci un momento in più a casa, non davanti alla televisione, ma davanti allo specchio. Le situazioni difficili sono terreno fertile per la nascita di rapporti autentici, e, forse, alla fine di questo 2009 non è detto che saremo più poveri, forse saremo più ricchi di rapporti veri, se sapremo afferare la possibilià di mettere qualcosa in comune, piuttosto che conservare quel poco che abbiamo.
Come l'intuizione, geniale e banale al tempo stesso, di un barista che serve la panna in un bicchiere a parte, così che sia tu a decidere se debba sciogliersi o meno nel cioccolato, quanto e quando. Non è detto che sia inevitabile allora, c'è sempre un modo per cambiare il corso delle cose, anche se sembra inevitabile.
Retorica? Forse, ma i buoni propositi lo sono sempre un po', perdonatemi, se potete, per questo.
Voglio essere ottimista, almeno l'ultimo dell'anno, anche se non avrei nessun motivo per esserlo, perchè anche per me le cose non vanno bene, come, forse, per la maggioranza di voi, ma "lamentarle" non servirà a farle cambiare. La panna e il cioccolato, don't forget!
E' questo il messaggio che lascio nella bottiglia, per chiunque lo voglia accogliere, e voi che siete naviganti di quell'immenso mare di internet potete scegliere, come nella vita reale, se vi piace o no, tanto, tutto è nello spazio di un click!
E allora buon anno, a tutti, belli e brutti! Buon 2009 naviganti di un mare virtuale in una vita reale!
Forse più che promettere speriamo, speriamo in un anno migliore, migliore di quello passato, ma quest'anno ci hanno tolto anche questo: la speranza.
Eh si, sembra che quest'anno non ci sia spazio per la speranza, nel 2009 ci investirà la crisi (ma non ci aveva già investiti?), e bisognerà sperare che passi, che passi la nottata, una nottata lunga un anno!
E allora se non abbiamo neanche la speranza, perchè la recessione sembra inevitabile, come la panna che si scioglie nel cioccolato caldo, aggrappiamoci ai cari, vecchi e nuovi, buoni propositi. Realizzarli ci farà sentire forti, mancarli ci farà sentire uomini bisognosi dell'aiuto altrui e ci ricorderà che in questa corsa non siamo soli, e se esistono le avversità, esistono anche i nostri compagni ai box, che tifano per noi, e sono sempre pronti a farci un carico di benzina e a cambiare le gomme più veloci della luce.
Ci aiuterà a pensare che è meglio investire nei rapporti umani, che in banca, perchè se anche gli amici si perdono, come i soldi, i ricordi restano, e sono vita.
Forse avere meno soldi da spendere ci farà tornare alle radici vere, e se non andremo al cinema o al ristorante, per risparmiare, riscopriremo il piacere di dedicarci un momento in più a casa, non davanti alla televisione, ma davanti allo specchio. Le situazioni difficili sono terreno fertile per la nascita di rapporti autentici, e, forse, alla fine di questo 2009 non è detto che saremo più poveri, forse saremo più ricchi di rapporti veri, se sapremo afferare la possibilià di mettere qualcosa in comune, piuttosto che conservare quel poco che abbiamo.
Come l'intuizione, geniale e banale al tempo stesso, di un barista che serve la panna in un bicchiere a parte, così che sia tu a decidere se debba sciogliersi o meno nel cioccolato, quanto e quando. Non è detto che sia inevitabile allora, c'è sempre un modo per cambiare il corso delle cose, anche se sembra inevitabile.
Retorica? Forse, ma i buoni propositi lo sono sempre un po', perdonatemi, se potete, per questo.
Voglio essere ottimista, almeno l'ultimo dell'anno, anche se non avrei nessun motivo per esserlo, perchè anche per me le cose non vanno bene, come, forse, per la maggioranza di voi, ma "lamentarle" non servirà a farle cambiare. La panna e il cioccolato, don't forget!
E' questo il messaggio che lascio nella bottiglia, per chiunque lo voglia accogliere, e voi che siete naviganti di quell'immenso mare di internet potete scegliere, come nella vita reale, se vi piace o no, tanto, tutto è nello spazio di un click!
E allora buon anno, a tutti, belli e brutti! Buon 2009 naviganti di un mare virtuale in una vita reale!
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domenica 9 novembre 2008
L'ultima curva
Domenica. Pranzo luculliano. Mente sgombra dai pensieri, tranne uno: oggi c'è il Gran Premio di Formula 1. Di solito un ottimo sonnifero (mi perdoneranno gli appassionati) quando non succede proprio niente e il primo a partire è anche il primo ad arrivare.
Ordinaria amministrazione. Ma non oggi.
Non oggi, storia diversa: è l'ultima gara ed in palio c'è il mondiale, con quel Massa che parte dalla prima posizione ed Hamilton nelle retrovie, e l'incognita della pioggia, che possa aiutare noi e svantaggiare gli altri. Non è impossibile.
Non è impossibile penso, mentre partono per il giro di ricognizione e la mia mente vola, per un attimo, ad un anno fa, ultimo gran premio, stessa situazione, Hamilton primo in classifica e Raikkonen che vince, stupendo tutti, il mondiale, grazie ad un evento che non ti aspetti.
Ci ripenso e il primo ricordo è me in Michigan a casa di Sam, con gente di tutto il mondo, ognuno che tifa per un pilota diverso, come mai mi era capitato prima, qui in Italia, of course, tutti tifiamo Ferrari, e non potrebbe essere altrimenti.
E così, mentre il giro di ricognizione va, io mi ricordo della vittoria insperata di un anno fa, dei piloti sul podio e dell'inno italiano che risuona nel silenzio generale della casa, tutti zitti, in segno di rispetto, mentre io, mano sul cuore, canto "Fratelli d'Italia..." con un certo orgoglio, perchè sono in una terra straniera e tutti mi rispettano, grazie alla Ferrari, tutti mi rispettano, "ci" rispettano e ho il loro plauso e la loro ammirazione e io mi sento orgogliosa di essere italiana, ma più di tutto grata a questi ragazzi che con il loro lavoro guadagnano all'Italia il rispetto del mondo.
Finisce il giro di ricognizione e io riemergo dai miei pensieri fiduciosa, "non è ancora detta l'ultima parola" mi ripeto.
Inizio. Una girandola di emozioni, come andare sulle montagne russe delle sensazioni, Massa primo, Massa campione, Hamilton non molla, Hamilton campione.
Ma poi la situazione si stabilizza. Gli ultimi giri sembrano un verdetto già scritto, Massa è primo, ma Hamilton controlla la gara dalla posizione che gli assicura il titolo, tutto sembra scorrere normale, ormai sono rassegnata e rifletto sull'opportunità di continuare a guardare un trionfo McLaren sempre più prossimo o fare qualcosa di meglio della mia domenica pomeriggio.
E mentre sono immersa in questi pensieri ecco l'evento che non ti aspetti, la pioggia!
La pioggia arriva e, inesorabile, scombussola tutto nei Gran Premi. E lo fa anche stavolta, non si capisce più niente, piloti che entrano ed escono dai box, due piloti non cambiano le gomme e restano in pista, rischiando, ma grazie al loro coraggio riescono a mantenere le posizioni di testa, dopo i piloti Ferrari, ma, soprattutto, prima di Hamilton. Manca un giro, se finisce così Massa è campione, è un brivido che mi percorre, un fremito di gioia, che, a malapena, riesco a frenare, ma devo, perchè questo giro è troppo lungo, e un fremito di paura, perchè è un regalo troppo grande vincere così.
E così Massa taglia il traguardo virtualmente vincitore, non solo della gara, ma anche del campionato, ma bisogna aspettare ed è lì, all'ultima curva, che succede: uno dei piloti che non aveva cambiato le gomme perde velocità, viene superato, un problema al motore, rallenta, è l'ultima curva ed Hamilton lo sorpassa e si riprende, proprio all'ultima curva, il campionato.
Dopo quell'ultima curva è il trionfo, non il nostro, unfortunately.
La delusione è bruciante, ma poi penso: in fondo 10 giri fa ero già rassegnata alla vittoria di Hamilton...si ma perdere così...all'ultima curva, quando già assaporavo la vittoria!
Perdere così.
Colpa del caso? Fortuna? Sfortuna?
Mi stupisco a pensare come anche nella vita, a volte, si perda all'ultima curva, senza potersi rimproverare niente, perchè c'è un motore, non il nostro, che si rompe, la pioggia che improvvisamente decide di cadere dal cielo o un tubo della benzina che non vuole staccarsi. Ma noi abbiamo lavorato, come i meccanici della Ferrari, incessantemente, giorno e notte, e non abbiamo nulla da rimproverarci, e per quanto possiamo impegnarci non possiamo controllare tutto, non possiamo governare il mondo.
Andrà meglio la prossima volta, la prossima gara, il prossimo giro, sarà dalla nostra, un'altra volta, l'ultima curva.
Ordinaria amministrazione. Ma non oggi.
Non oggi, storia diversa: è l'ultima gara ed in palio c'è il mondiale, con quel Massa che parte dalla prima posizione ed Hamilton nelle retrovie, e l'incognita della pioggia, che possa aiutare noi e svantaggiare gli altri. Non è impossibile.
Non è impossibile penso, mentre partono per il giro di ricognizione e la mia mente vola, per un attimo, ad un anno fa, ultimo gran premio, stessa situazione, Hamilton primo in classifica e Raikkonen che vince, stupendo tutti, il mondiale, grazie ad un evento che non ti aspetti.
Ci ripenso e il primo ricordo è me in Michigan a casa di Sam, con gente di tutto il mondo, ognuno che tifa per un pilota diverso, come mai mi era capitato prima, qui in Italia, of course, tutti tifiamo Ferrari, e non potrebbe essere altrimenti.
E così, mentre il giro di ricognizione va, io mi ricordo della vittoria insperata di un anno fa, dei piloti sul podio e dell'inno italiano che risuona nel silenzio generale della casa, tutti zitti, in segno di rispetto, mentre io, mano sul cuore, canto "Fratelli d'Italia..." con un certo orgoglio, perchè sono in una terra straniera e tutti mi rispettano, grazie alla Ferrari, tutti mi rispettano, "ci" rispettano e ho il loro plauso e la loro ammirazione e io mi sento orgogliosa di essere italiana, ma più di tutto grata a questi ragazzi che con il loro lavoro guadagnano all'Italia il rispetto del mondo.
Finisce il giro di ricognizione e io riemergo dai miei pensieri fiduciosa, "non è ancora detta l'ultima parola" mi ripeto.
Inizio. Una girandola di emozioni, come andare sulle montagne russe delle sensazioni, Massa primo, Massa campione, Hamilton non molla, Hamilton campione.
Ma poi la situazione si stabilizza. Gli ultimi giri sembrano un verdetto già scritto, Massa è primo, ma Hamilton controlla la gara dalla posizione che gli assicura il titolo, tutto sembra scorrere normale, ormai sono rassegnata e rifletto sull'opportunità di continuare a guardare un trionfo McLaren sempre più prossimo o fare qualcosa di meglio della mia domenica pomeriggio.
E mentre sono immersa in questi pensieri ecco l'evento che non ti aspetti, la pioggia!
La pioggia arriva e, inesorabile, scombussola tutto nei Gran Premi. E lo fa anche stavolta, non si capisce più niente, piloti che entrano ed escono dai box, due piloti non cambiano le gomme e restano in pista, rischiando, ma grazie al loro coraggio riescono a mantenere le posizioni di testa, dopo i piloti Ferrari, ma, soprattutto, prima di Hamilton. Manca un giro, se finisce così Massa è campione, è un brivido che mi percorre, un fremito di gioia, che, a malapena, riesco a frenare, ma devo, perchè questo giro è troppo lungo, e un fremito di paura, perchè è un regalo troppo grande vincere così.
E così Massa taglia il traguardo virtualmente vincitore, non solo della gara, ma anche del campionato, ma bisogna aspettare ed è lì, all'ultima curva, che succede: uno dei piloti che non aveva cambiato le gomme perde velocità, viene superato, un problema al motore, rallenta, è l'ultima curva ed Hamilton lo sorpassa e si riprende, proprio all'ultima curva, il campionato.
Dopo quell'ultima curva è il trionfo, non il nostro, unfortunately.
La delusione è bruciante, ma poi penso: in fondo 10 giri fa ero già rassegnata alla vittoria di Hamilton...si ma perdere così...all'ultima curva, quando già assaporavo la vittoria!
Perdere così.
Colpa del caso? Fortuna? Sfortuna?
Mi stupisco a pensare come anche nella vita, a volte, si perda all'ultima curva, senza potersi rimproverare niente, perchè c'è un motore, non il nostro, che si rompe, la pioggia che improvvisamente decide di cadere dal cielo o un tubo della benzina che non vuole staccarsi. Ma noi abbiamo lavorato, come i meccanici della Ferrari, incessantemente, giorno e notte, e non abbiamo nulla da rimproverarci, e per quanto possiamo impegnarci non possiamo controllare tutto, non possiamo governare il mondo.
Andrà meglio la prossima volta, la prossima gara, il prossimo giro, sarà dalla nostra, un'altra volta, l'ultima curva.
giovedì 6 novembre 2008
giovedì 2 ottobre 2008
La dolce fiaba di Zagabria

Scrivo dal settimo piano del Westin hotel di Zagabria, davanti a me i due campanili illuminati della cattedrale e un gigantesco manifesto che ricopre un intero palazzo e consiglia di bere una birra croata.
Più in là le luci del museo, automobili che portano chissà chi, chissà dove, e poi io qui, al settimo piano, ancora a scrivere, a scrivere sul mio blog.
Ormai inizio a credere che il vero scopo del mio andare per conferenze sia per avere, poi, qualcosa da scrivere sul blog.
Ormai la parte scientifica della conferenza non mi interessa più, sono molto più interessata alla parte "antropologica e sociologica", all'osservare i miei consimili, all'osservare la gente del posto, al cercare di capire i posti pur standoci alla fine poco e niente.
A Zagabria ci sono i tram e oggi, ogni volta che ne passava uno, cercavo di scrutare i visi, gli sguardi, cercavo di capire. Mi chiedevo se quei tram erano pieni di persone che tornavano dal lavoro alle loro abitazioni, di studenti, proprio come gli autobus in Italia, con l'unica differenza che loro, nei tram, erano più biondi. Attraverso i loro occhi cercavo di scrutare la loro vita e di immaginarla, di scrutare i loro pensieri, le loro preoccupazioni, per la prossima cena o per il futuro.
Adesso sono qui che scrivo, nella mia stanza, con il lettone a due piani, pieno di soffici cuscini, sprofondata nella poltrona e, ogni tanto, guardo fuori dalla finestra per ricordarmi che sono qua.
Ho perso il conto, non so che viaggio è questo, quanti ne ho fatti, ma ricordo che la mia prima conferenza l'ho fatta in Croazia, tre anni fa, e non avrei mai immaginato che poi avrei fatto tanta strada e, naturalmente, non parlo in senso metaforico.
Mi trovo in questo albergo super-lusso e non so neanche come e perché, ma ci sono.
E mi ricordo quando bambina, passeggiando per le vie di Roma con i miei genitori, vedevo "la gente ricca" entrare in questi posti e pensavo: io non potrò mai permettermelo e poi subito dopo pensavo che forse si, magari, un giorno, se avessi sposato un principe, forse...e iniziavo a fantasticare, a vivere le vite dei personaggi misteriosi che vedevo entrare nelle porte a vetri girevoli e che mi sembravano così lontani, eppure così a portata di immaginazione, pronti a diventare personaggi dei miei fantasiosi viaggi mentali.
Oggi sono entrata per una di quelle porte di vetro girevoli e, come al solito, la cosa non mi sembra più tanto importante, i traguardi, quando li raggiungi, sembrano sempre un po' scontati.
Eppure, anche se non ho sposato un principe, o perlomeno non ancora, stanotte, mentre guardo il cielo di Zagabria, mi sento in una fiaba, una dolce fiaba.
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